“Pareti come Quadri,” l’articolo di Laura Traldi sulle carte da parati dipinte da Elena Carozzi

09 Giugno 2015

Pareti come quadri
Su carte da parati, muri e tessuti, Elena Carozzi crea atmosfere intime e incantate. Sognando una casa-scrigno

I colori sono infiniti e crearli, mescolando pigmenti e leganti, è l'arte in cui eccelle Elena Carozzi.
Pittrice e decoratrice, con un passato in una bottega straordinaria, quella di Natasha Carcano, dal suo studio di Sarzana inventa atmosfere ispirate all'arte di Edouard Vuillard e Pierre Bonnard, maestri delle piccole cose.

In bottega, come un tempo
La sua sembra una storia d'altri tempi. Rinascimentale, quasi. "Mio padre era antiquario, mia mamma architetto, mio nonno pittore", spiega. "Quando, finito il liceo artistico, cercavo la mia strada, un amico falegname suggerì che entrassi in bottega". Nell'atelier di Natasha, Elena arriva quasi per caso, senza sapere di trovarsi nel cuore della migliore tradizione decorativa italiana. "Natasha era figlia di Irene Groudinsky ed Emilio Carcano, grandi scenografi", racconta. La bottega lavorava per Renzo Mongiardino, architetto delle meraviglie e autore di indimenticabili allestimenti domestici in case preziose, fuori dal tempo. Allievo di Mongiardino era Roberto Peregalli, che ereditò il testimone dal maestro insieme a Laura Sartori Rimini, ora noti interior decorator. "La bottega realizzava, prima per Mongiardino e poi per Peregalli, trompe l'oeil, affreschi, pitture", spiega Carozzi. "Ho imparato immediatamente a usare gli stampi, a creare ombre e luci, a cercare ispirazioni tra i documenti antichi e i luoghi dimenticati. Ma, soprattutto, a inventare i colori, destreggiandomi tra pigmenti, terre e fissanti".

L'invenzione del colore
Dimenticate le latte di colori già pronti o anche i mix tanto in voga oggi. "Niente può dar vita a quell'effetto pieno e mai sordo del pigmento vivo", spiega Carozzi. "Tutto dipende dalla varietà di tonalità di base". Quando abitava a Milano, Elena passava il suo tempo in via Bramante, presso lo storico colorificio di Luciano Ripamonti. Oggi va a Viareggio o a Carrara. "Sono luoghi magici, i colorifici delle città dove ci sono le accademie, e che forniscono i decoratori che seguono le regole dell'arte, più che dell'artigianato". Da quando ha lasciato Milano, Elena ha intrapreso anche la carriera di pittrice.

Sognando una casa-scrigno
"A Sarzana ho una clientela diversa ma non meno sofisticata. Persone che abitano in case bellissime e spesso storiche ma magari non chiedono di dipingere tutti gli ambienti. Sempre di più, per esempio, si vuole intervenire su un'unica parete. Da un lato penso che sia una moda; dall'altro, c'è forse il timore di stancarsi di un decoro potente. La vera bellezza, però, sta nella creazione di un effetto scrigno. Pensi a un ingresso, spazio piccolo e raccolto, o a un'anticamera, area di passaggio: in questo tipo di ambienti avere tutte le pareti dipinte dà subito un effetto accogliente, di casa". Da qualche tempo, Elena ha iniziato a decorare, oltre alle pareti delle abitazioni, anche tappezzerie. "Mi permette di lavorare con più tempo e con la giusta intensità". La fretta, infatti, è entrata anche nel mondo dei mestieri d'arte. "Non posso stabilirmi in casa di qualcuno per un mese, i committenti vogliono tutto subito. Ma io ho bisogno di decantazione, di respiro. La carta da parati mi permette la lentezza". Per lavorare ogni telo, Elena ci mette due giorni. "Più il tempo per studiare la composizione", dice.

Ecco come nasce la magia
Tutto inizia con rotoli di carta non dipinta che decora mescolando i pigmenti e applicandoli con tecniche miste: "Pittura a olio e Oil Bars, cioè pastelli a olio che asciugano", spiega. "Lavoro pensando all'atmosfera che voglio ottenere, sovrapponendo elementi e incrociandoli. Penso a queste operazioni come a un'arte - che dà più spazio all'estro e alla licenza - piuttosto che a un esempio di alto artigianato - che invece si giudica soprattutto sulla precisione e sulla maestria della lavorazione rispetto all'espressione". Le tappezzerie di Elena, con i loro decori impressionisti ispirati a una flora non descrittiva ma d'atmosfera, trasformata in motivi astratti, sono diventate l'ispirazione per la nuova collezione di tessuti di Somma, Suites Pittura da Camera. Ma c'è anche chi le lascia "appoggiate" al muro, appendendole al soffitto, come fa lei nel suo atelier. "In quel caso incollo sul retro una tela leggerissima, così da rinforzarle", dice. "Tutto si può declinare in un minimo o un massimo". Come capire dove fermarsi? "Bisogna fidarsi del proprio gusto. Se fosse per me, però, non mi fermerei mai"

Laura Traldi

Ecco, qui, l'articolo online

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